Come combattere l’ansia

Il primo livello dell’Ansia: la Preoccupazione

“Oh, no! La marmitta fa un rumore che non mi piace… E se dovessi portarla dal meccanico?

Accidenti, non posso permettermelo… dovrei ritirare dei soldi dai risparmi per il college di Jamie… e se non ce la facessi a pagargli gli studi?

Quel giudizio negativo la scorsa settimana, a scuola… e se la sua media fosse troppo bassa e non riuscisse a entrare al college? Questo maledetto rumore della marmitta!”

(da: “Intelligenza Emotiva” di Daniel Goleman, 2011).

Il torturante dialogo interiore riportato è un passo estratto dallo Studio di Lizabeth Roemer e Thomas Borkovec, i quali hanno introdotto il “Worry”, cioè “Preoccupazione / Rimuginio”, nel campo della psicopatologia cognitiva come fenomeno mentale che si accompagna all’Ansia e contribuisce al suo mantenimento e aggravamento.

La loro ricerca “Preoccupazione: indesiderata attività cognitiva che controlla indesiderate esperienze somatiche” ha evidenziato come l’elemento “Preoccupazione” sia alla base di tutti i tipi di Ansia, operando una distinzione tra l’emozione “Preoccupazione” che svolge un ruolo positivo e il “Rimuginio” che invece assume caratteristiche croniche e ripetitive con la capacità di invadere e dirigere lo spazio mentale.

L’origine della preoccupazione è la percezione di una condizione di potenziale pericolo, ancora non completamente manifesto, al quale è ancora possibile sottrarsi.

E’ una forma sana di attivazione del pensiero che precede, come dice la parola stessa: “pre-occupazione”, l’attivazione di tutte le risorse personali finalizzate alla azione, azione che condurrà al cambiamento della situazione problematica.

L’atteggiamento preoccupato risulta essere funzionale alla soluzione del problema, in quanto muove una riflessione costruttiva, attenta, che comprende una forma di vigilanza nei confronti del potenziale pericolo, costringendo la mente a cercare il modo migliore per controllarlo, spostando contemporaneamente qualsiasi altra cosa ad un piano inferiore di priorità .

Finché la preoccupazione ha un ruolo positivo, quindi, tutto va bene. Il disturbo del pensiero sorge quando la preoccupazione non è più finalizzata alla risoluzione della situazione problematica, ma diviene fine se stessa.

La mente agitata precipita in una spirale senza fine, in cui i pensieri ripetitivi continuano a riciclarsi all’infinito, senza mai permettere di intravedere una soluzione positiva.

Ecco che i motivi per cui preoccuparsi sembrano spuntare dal nulla, incontrollabili, inaccessibili alla ragione e, generando un costante ribollire emozionale, costringono l’individuo a considerare il problema da un’unica, inflessibile prospettiva. 

Le Preoccupazioni non si esprimono per immagini, le immagini catastrofiche sembrano essere una conseguenza, ma generalmente parlano all’orecchio della mente, e questa modalità esercita una maggiore padronanza sul pensiero e rende più difficile agire un controllo volontario sulla Preoccupazione in atto.

E il pensiero, divenuto rimuginante, finisce per sfuggire ad ogni possibilità di controllo. 

Dall’intensificazione e dalla persistenza di questo ciclo emozionale, sembrano sorgere le diverse sfumature dei disturbi ansiosi.

Come interrompere questo meccanismo?

Gli studi di Borkovec e colleghi, condotti sui pazienti sofferenti di insonnia, rilevarono che l’unico metodo efficace, in grado di aiutare i pazienti a prendere sonno, consisteva nel distogliere la loro mente dai pensieri preoccupanti, attraverso tecniche di rilassamento in grado di catturare l’attenzione.

Il metodo consiste sostanzialmente nell’inserire un elemento di distrazione nel circuito dei pensieri che agisca come uno sgambetto e sia sufficientemente interessante da deviarne il percorso.

Questa semplice tecnica svolge però un’azione temporanea e può essere applicata soltanto in alcune condizioni ambientali.

Si tratta inoltre di un metodo che risulta efficace soltanto a livello sintomatico, in quanto l’interruzione e la deviazione del flusso dei pensieri non modifica in ogni caso l’attitudine personale ad innescare il meccanismo mentale disturbante che ingenera il susseguirsi di preoccupazioni.

Sarebbe però un vero peccato non tener conto degli studi condotti e dei risultati ottenuti. In assenza di vere e proprie patologie di Ansia, possiamo infatti applicare nel nostro quotidiano la consapevolezza di poter gestire il potere di interrompere il flusso dei pensieri, quando questi si presentano in modo  torturante, trasformando la pre-occupazione in occupazione, attraverso qualche piccolo stratagemma cognitivo e pratico.

Dedicarsi al proprio sport preferito ad esempio, o ad attività manuali di “fai da te” oppure artistiche, aiuta decisamente a convogliare il pensiero su percorsi piacevoli e produttivi. Attraverso una sana, interessante e soddisfacente occupazione, i pensieri inutili si dissolveranno come neve al sole.

Dott.ssa Tiziana Filippi

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